Il problema di Berlusconi è Berlusconi

S’è rotta Forza Italia. A dire la verità il partito di Berlusconi si è rotto da un bel po’ di tempo, da quando il lider maximo s’è chiuso nel suo bunker e non ha più capito nulla di quel che succede nel Paese. Da quel momento ha giocato solo per la personale sopravvivenza politica e privata senza guardare oltre la punta del proprio naso. E come si sa, un vero leader si misura dalla capacità di capire il vento, di stare dentro la realtà e soprattutto di costruire la successione. Per questo di veri leader ce ne sono pochi, perché pensare a quel che dovrà accadere dopo di te, e senza di te, è l’impresa più difficile che esista in natura.

Ma il problema è tutto qui. Berlusconi è al potere del suo partito da più di venti anni. Solo Stalin e Mao sono durati più a lungo di lui, e non a caso sono due leader di quel comunismo tanto aborrito dall’ex Cavaliere. In questo lungo periodo Berlusconi ha fatto del suo partito quel che ha voluto: gli ha cambiato nome due o tre volte, ha benedetto dirigenti, ministri e sottosegretari, è salito sul predellino e poi è sceso, ha guidato il governo e l’opposizione, ha dichiarato guerra ai giudici e alla Costituzione, ha marciato davanti ai tribunali, lo ha coinvolto miseramente nelle sue squallide serate di Arcore e lo ha costretto persino a giurare sulla falsa nipote di Mubarak. Una cosa non ha fatto: non ha costruito una classe dirigente vera. Anzi, quella molto ristretta che aveva quando Forza Italia voleva la rivoluzione liberale se l’è lasciata scappare. Il risultato, come si vede, è un gruppo dirigente di basso livello, molto litigioso e diviso in mille conventicole, che spera di prendere al volo lo scettro del capo ma non ha il coraggio, non dico di strapparglielo dalle mani, ma nemmeno di chiederlo.

In qualunque partito democratico del mondo un leader che conduce il suo partito da oltre il 30% dei consensi a meno della metà verrebbe mandato a casa in quattro e quattr’otto. Ma Forza Italia è un partito per modo di dire perché ha una struttura monarchica nella quale il capo è tutto e voi non siete niente. Inutile girarci attorno: il problema di Forza Italia è Berlusconi. O meglio è il dopo Berlusconi che non comincia mai. Eppure quel partito, o un serio partito di centrodestra, ha oggi ampi spazi di manovra: metà dell’elettorato come si sa gira attorno a quella idea e oggi è frantumato in mille partitini che esistono solo per la gioia del leader di turno. Fino a quando dentro Forza Italia non si capirà che ormai l’alternativa è rifondarsi senza Berlusconi o morire, al Paese mancherà quell’equilibrio politico che fa bene alla democrazia e che favorisce l’alternanza. Riusciranno i nostri eroi, psicanaliticamente parlando, a uccidere finalmente il padre?

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