I have a dream

Liberamente e proditoriamente ispirato allo storico discorso di Martin Luther King

 

Novant’anni fa un grande italiano, alla cui ombra ci leviamo tutti, fondò un giornale che chiamò l’Unità, quotidiano degli operai e dei contadini. Questo giornale arrivò come un grande faro di speranza per milioni di persone che erano state bruciate sul fuoco dell’avida ingiustizia e che erano state colpite dalla violenza della dittatura.

Ma novant’anni dopo i più deboli non sono ancora liberi. Novant’anni dopo la vita degli ultimi è ancora paralizzata dai vincoli della disuguaglianza e dalle catene della discriminazione. Novant’anni dopo il più debole vive ancora su un’isola di povertà solitaria. Quando gli architetti della Repubblica scrissero le sublimi parole della Costituzione firmarono un pagherò del quale ogni italiano sarebbe diventato erede. Questo pagherò permetteva a tutti gli uomini e a tutte le donne che avrebbero goduto dei principi inalienabili della libertà e del lavoro.

Vogliamo ricordare per questo l’urgenza appassionata dell’adesso. Questo è il momento di realizzare le promesse che furono alla base della nascita dell’Unità: è il momento di elevare l’Italia dalle sabbie mobili dell’ingiustizia sociale e dare a tutti le opportunità che meritano. Dovremo impegnarci a marciare per sempre in avanti. Non possiamo tornare indietro. Ma non potremo essere soddisfatti finché l’Unità non riprenderà la fatica del viaggio, non tornerà a scrivere le parole che servono per cambiare il nostro Paese e con il nostro Paese noi stessi. No, non siamo ancora soddisfatti e non lo saremo finché quella gloriosa testata che ha segnato la storia della democrazia italiana non tornerà a sventolare come un vessillo di libertà, di giustizia e di uguaglianza.

Non possiamo dimenticare che alcuni di voi sono giunti qui, dopo novant’anni di enormi prove e di tribolazioni. Alcuni sono venuti appena usciti dalle anguste celle di un carcere fascista. Altri sono venuti da zone in cui la domanda di libertà ci ha lasciato percossi dalle tempeste della persecuzione del fascismo e intontiti dalla brutalità della polizia di Scelba.

Ma noi sappiamo che questa situazione può cambiare e cambierà. Non lasciamoci sprofondare nella valle della disperazione.

E perciò, compagni e amici, anche se dovremo affrontare le asperità di oggi e di domani, io ho sempre davanti a me un sogno. E’ un sogno profondamente radicato nel sogno italiano, che un giorno questo glorioso giornale fondato da Antonio Gramsci tornerà nelle piazze e vivrà fino in fondo il senso delle sue convinzioni.

Io ho davanti a me un sogno, che un giorno sulle rosse colline dell’Italia le parole della sinistra torneranno con la potenza della loro storia e saranno impresse con l’inchiostro sulle pagine di un giornale che è il più grande giornale della sinistra.

Io ho davanti a me un sogno, che un giorno persino chi oggi ci è nemico, con arroganza e ingiustizia, saprà apprezzare il lavoro, la passione, il coraggio di una comunità che è la forza dell’Unità.

Io ho davanti a me un sogno, che i più giovani, i ragazzi che hanno cuore la libertà, l’uguaglianza e la giustizia, possano portare nelle tasche dei loro jeans il giornale che si è battuto per la democrazia e per la libertà e che si batte per un’Italia migliore.

Ho davanti a me un sogno oggi, che un giorno ogni idea sarà esaltata, ogni posizione sarà valutata, ogni passione sarà utilizzata per la grande battaglia di ricostruzione del nostro Paese alla quale questo giornale è fondamentale.

Con la ritrovata forza della nostra Unità saremo in grado di strappare alla montagna della disperazione una pietra di speranza. Con questa passione saremo capaci di trasformare le stridenti discordie in una bellissima sinfonia di cambiamento. Con questa speranza saremo in grado di lavorare insieme, di lottare insieme, di difendere insieme la libertà, sapendo che un giorno la libertà e l’uguaglianza risuoneranno nei titoli del nostro giornale.

Risuoni quindi l’Unità dalle poderose montagne del Trentino e del Piemonte

Risuoni l’Unità dalle colline della Toscana

Risuoni l’Unità dalle vallate dell’Emilia Romagna

Risuoni l’Unità dai dolci pendii dell’Umbria

Ma non soltanto

Risuoni l’Unità nelle strade di Roma, e di Firenze, e di Torino, e di Milano, e di Napoli, e di Palermo

Risuoni l’Unità sulle spiagge della Puglia

Risuoni l’Unità da ogni caletta della Sardegna

Da ogni luogo della penisola risuoni l’Unità.

E quando lasceremo risuonare l’Unità, quando le permetteremo di risuonare da ogni paese e da ogni borgo, da ogni regione e da ogni città, renderemo più vicino quel giorno in cui insieme, noi e la nostra comunità, ci stringeremo la mano e si potrà cantare la canzone del futuro e della libertà.

 

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2 pensieri su “I have a dream

  1. Facciamolo diventare un sogno di tanti, apriamo in forma pubblica la discussione affinche’ il giornale possa diventare proprieta’collettiva dei giornavlisti e dei lettori

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