Il Capo dello Stato non si decide su twitter

Imminente: la parola pronunciata da Napolitano a proposito delle sue dimissioni ha messo in subbuglio il mondo politico e creato non pochi patemi d’animo. E’ giusto che sia così, perché l’elezione del nuovo presidente della Repubblica è un passaggio delicato e rischioso, come lo è sempre stato. Il Colle è un crocevia importante nella topografia del sistema istituzionale italiano. Oltretutto il precedente fa ancora paura ed è rimasto impresso nell’immaginario collettivo come il “tradimento dei 101”. Come si ricorderà erano, i centouno, quelli che nel segreto dell’urna impallinarono Romano Prodi. E si ricorderà anche – ma è meglio rinfrescare la memoria – che dopo quello strappo vennero giù molti birilli: le dimissioni di Bersani, l’arrivo di Letta a Palazzo Chigi e poi quell’”enrico stai sereno” che, lanciato su twitter, diede il benservito al successore di Monti e spianò la strada a Matteo Renzi. Guardate un po’ a partire dal 2013 che cosa è accaduto per un’elezione presidenziale che, bisogna riconoscerlo, fu gestita nel peggiore dei modi.

Quindi, amici e compagni, calma e sangue freddo. La cosiddetta partita del Quirinale si gioca con intelligenza, con senso dello Stato, con rispetto della democrazia e della Repubblica. E anche con una sara discrezione. Il toto Quirinale che già impazza sui giornali è un giochino divertente ma serve solo allo spasso di noi giornalisti (chi ci metto oggi?) e forse di qualche lettore (chi ci avranno messo oggi?). Che io ricordi, da quando è stato introdotto questo nuovo sport nazionale nessuno ne ha mai azzeccata una di elezione. Per il semplice fatto che le trattative per individuare la migliore figura di Capo dello Stato sono una cosa seria e solo quando vengono condotte in modo serio danno risultati forti e credibili. Per questo il primo suggerimento che Renzi dovrebbe seguire è di evitare, almeno in questo caso, il modello comunicativo che più gli piace, così efficace e immediato in tempi normali ma altrettanto pericoloso nei tempi complessi di un’elezione presidenziale. Disattivi il suo account twitter per qualche settimana, eviterà ogni tentazione.

Come ha scritto oggi Piero Ignazi su Repubblica Renzi ha tre strade davanti e ognuna di esse può aprire scenari diversi per la politica. Se difende l’autosufficienza del Pd e della sua maggioranza, con l’aggiunta di qualche fuoriuscito grillino o malpancista di centrodestra, il premier corre qualche rischio ma può rafforzare il suo governo. Se vuole far leva sul patto del Nazareno e quindi sull’accordo con Berlusconi può mettere a rischio la tenuta del Pd e creare forti agitazioni nell’Ncd e quindi nel governo. Se infine – ipotesi improbabile del terzo tipo – riesce a fare un accordo con i Cinque Stelle rimetterebbe in gioco una forza politica portandola fuori dalle secche dell’autoesclusione con quali esiti sarà tutto da scoprire.

Vedremo quale strada sceglierà Renzi, o meglio quale strada sarà più agevole percorrere perché non tutto dipende dalle sue preferenze. Un rischio però il premier deve evitare in ogni caso: che la partita del Quirinale mandi in pezzi il Pd più di quanto non lo sia oggi e di conseguenza trasformi l’elezione in una guerra intestina con effetti devastanti sulla tenuta del governo.

Quindi, serve che sul metodo e sul nome (o sui nomi) ci sia il preventivo accordo tra i democratici. Poi si tratta con gli altri – si tratta, non si impone –  sapendo che nel nostro sistema istituzionale il presidente della Repubblica è il presidente di tutti. E quindi deve avere tre caratteristiche fondamentali: un curriculum di grande esperienza, un profilo di garanzia e ricevere un consenso il più ampio possibile. Prima di scendere in campo per la partita più complicata della Repubblica bisogna sapere queste cose e muoversi di conseguenza. Evitando di immaginare un presidente a propria immagine e somiglianza che potrà anche solleticare l’ego e dare soddisfazione, ma renderebbe un pessimo servizio all’assetto democratico del Paese.

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