Eduardo e il mondo diseguale

C’è chi è costretto a risparmiare sulla spesa, si inventa di tutto per svoltare la giornata e non ha soldi nemmeno per rammendare una vecchia giacca. C’è chi la spesa la ordina alla cameriera, trascorre le sue ore nel salotto buono di una casa ricca e indossa abiti di ottima fattura possibilmente bianchi. Ricchi e poveri, spensierati e pensierosi, luccicanti e polverosi, nobili e scalcagnati: siamo qui nel mondo di oggi, nelle sue drammatiche contraddizioni. Forse a un passo dall’Africa, o nel dormitorio di Tor Sapienza o nel dolore dei morti sul lavoro. Siamo dentro la bufera di una povertà che spezza il respiro mentre nei piani alti va in scena il banchetto con fiumi di champagne.

E’ una bella sensazione ritrovare nello sguardo intenso del grande Eduardo i fotogrammi di quel che siamo stati e di quello che ancora siamo: uomini divisi e diseguali. Questo groviglio di problemi e di pensieri ci ha accompagnato al Teatro Quirino mentre abbiamo visto la commedia Uomo e galantuomo, in scena per la regia di Alessandro D’Alatri con uno straordinario Gianfelice Imparato nei panni del capocomico. Commedia degli equivoci, ricca di spunti comici, sospesa tra i bassifondi e gli attici, questa opera giovanile di De Filippo (fu scritta nel 1922) fa ridere e sorridere ma alla fine ti lascia una strana sensazione di amarezza. Il contrasto tra la miseria di quella scombinata compagnia teatrale costretta a nascondersi nelle camere di una pensione a cucinare in segreto i bucatini con pomodoro e basilico perchè non può permettersi nemmeno un’osteria a basso costo e il luminoso e falso perbenismo della famiglia del medico di paese che vive al sole di una ricchezza ostentata è ruvido e colpisce al cuore. Da una parte la sopravvivenza e il “dramma proletario” come lo definisce D’Alatri, dall’altra l’onore da difendere per non ferire l’apparenza. Da una parte la fame oscura, dall’altra la splendida sazietà.

Sul palcoscenico si incontrano due mondi, divisi e lontani, quasi agli antipodi: sono la rappresentazione della disuguaglianza, della differenza, della distanza. E’ uno scontro di speranze tra uomini che cercano se stessi e la propria identità. Uomini e galantuomini, certo. Ma chi è l’uomo e chi il galantuomo? Chi cerca di essere e chi invece vuole solo apparire? L’Eduardo interpretato da D’Alatri non lascia dubbi: sono gli attori malmessi, disperati e malvestiti i veri uomini. Sono loro che faticano per vivere e in fondo sentono la vita che scorre tra le mani e attraversano il tempo buio con grande dignità. Nei piani alti di dignità se ne vede ben poca, interessa di più il velo che nasconde la verità, l’inganno per mantenere la faccia, il gioco di ruoli in cui ciascuno difende se stesso contro gli altri.

E allora: come non vedere in questo spaccato di vita vissuta il racconto del mondo che oggi scorre davanti a noi? Noi lo abbiamo visto. E per questo Uomo e galantuomo mantiene la sua attualità anche dopo novant’anni. D’Alatri lo ha capito e ha scelto di misurarsi con Eduardo. I bravissimi attori lo hanno seguito rincorrendo il sogno di un altro sogno. Fino al 23 novembre siete in tempo per trascorrere due ore nella leggerezza: tra la luce dell’essere e l’ombra dell’apparire.

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