L’Unità non si rottama

Dopo centocinque giorni di chiusura, dopo innumerevoli e autorevoli promesse, dopo lunghe trattative per trovare la “migliore soluzione possibile”, dopo le interviste programmatiche del presunto editore, dopo continue rassicurazioni agli ottanta lavoratori in cassa integrazione, si scopre che per l’Unità le proposte di acquisto presentate non sono congrue, o meglio non sono “pienamente conformi” come recita il comunicato dei liquidatori della società. Qualcuno parla di doccia fredda, ma sarebbe meglio dire gelata: nessuno si aspettava, probabilmente sbagliando nelle previsioni, un esito così drammatico, visto che si era persino parlato di un ritorno in edicola prima di Natale. Ora i liquidatori hanno concesso un’altra proroga, la terza: dalla prima scadenza del 5 settembre, si è passati a quella del 31 ottobre, adesso si va al 30 novembre. E qualcuno ipotizza un altro slittamento al 31 dicembre.

Di fronte a questo triste scenario si resta senza parole. E ci resta soprattutto chi ha creduto nelle promesse del Pd, a quelle del suo segretario e a quelle del suo tesoriere e a quelle di autorevoli esponenti democratici che giorno dopo giorno hanno ripetuto a ognuno di noi che era tutto a posto, che si stava lavorando per una soluzione solida che avrebbe dato un futuro certo al giornale fondato da Antonio Gramsci e che anzi le proposte era diverse e si trattava solo di scegliere la migliore. Dobbiamo ricrederci.

Ma l’Unità non può finire così. L’Unità non può morire nel silenzio dopo essere stata per novant’anni una voce forte, chiara della sinistra italiana. E non può morire non solo per il suo glorioso passato, per le tante battaglie combattute spesso in solitudine, per quello che ha significato per il mondo del lavoro, per la società e per la democrazia italiana. Ma non può morire soprattutto per quello che il giornale ha ancora da dire, per il suo ancoraggio politico e sociale, per il suo profilo culturale, per la sua immensa voglia di esserci e di parlare, per il suo stare dalla parte di chi non ha voce e non ha potere, per la sua energica battaglia in difesa dei diritti. Dell’Unità c’è bisogno oggi, in questi giorni, in queste settimane, in questi mesi. Perchè l’Unità non è un ferro vecchio, non è un reperto archeologico. L’Unità è viva perché di un giornale di sinistra, di una sinistra che guarda al futuro non rinnegando la sua storia e le sue radici c’è bisogno oggi più che mai. Nessuno può rottamare l’Unità. E noi, questo è sicuro, non ci faremo rottamare.

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3 pensieri su “L’Unità non si rottama

  1. caro pietro, hai ragioni da vendere. tutto giusto quello che dici, ma qualcosa misteriosamente ha svuotato la vostra storia che io sempre seguito con passione a cominciare dagli scritti di gramsci. tutto si è banalizzato, diventando scontato e senza pathos. i giornali di partito hanno ceduto, quello della cei esiste per via del finanziamento della chiesa, ma ha i conti di gestione in rosso profondo. per non dirti del mio popolo chiuso in un cassetto della scrivania di castagnetti. finisce tutto e il futuro fa paura. caro compagno pietro accogli questo mio abbraccio molto triste, ma sincero. a differenza di te, io sono più vecchio e credo che non vedrò l’aurora del giorno nuovo, più giusto e più umano che sinceramente aspettiamo ciao pio

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  2. A proposito di previsioni sbagliate. Io spero di sbagliarmi, ma davanti a me vedo solo due scenari. Il migliore: una parte estremamente esigua di giornalisti Unità passa in una nuova società in tandem con i giornalisti di Europa. In questo caso è utile ricordare che non sarebbero possibili cause di reimmissione. Il peggiore: si va al fallimento e come conseguenza immediata ci sarebbe la cessazione della cassa integrazione per tutti oltre a un certo ritardo, diciamo dieci anni, per avere il dovuto. Vogliamo ripensarci? Vogliamo rimettere in campo un’ipotesi alternativa come l’azionariato diffuso che – anche se non andasse in porto – costituirebbe comunque una forza contrattuale? Pensateci. Pensiamoci.

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  3. leggo ora io tuoi articoli di “giubberosse” (non mi avvicino ad un pc da tempo) come non darti ragione su ogni singola parola che scrivi? Come muovere le coscienze come negli anni ’70? Come dire ai giovani che anziché pensare all’effimero oggi, pensare al loro domani? Questo uno dei temi oggi da analizzare es affrontare. Proprio ieri, al “circolo” non più “sezione” esaltavo la figura di Ingrao, sono stato ascoltato con distacco e quasi con commiserazione come fossi ormai un fossile, per dire che era bella mettere al circolo un’immagine di Berlinguer, uno mi disse “e perché non una di Craxi?”, replicai: “se mi dici Moro, posso seguirti, ma Craxi…..! Questo, purtroppo dentro i nostri circoli e guai a dire “compagno”…
    La morte di Ibba, io lo ricordo spigoloso nell’immagine ma molto preciso, sensibile e professionale, anche se o lui o Roggi, mandavano spesso in ritardo l’uscita dell’Unità. A proposito di quest’ultima, ringraziandoti sempre e per sempre, mi sembra che si stia avvitando verso un nodo scorsoio questa storia, anche perché ho la sensazione che a “chi conta” al di là delle parole di circostanza non glie ne frega nulla se non riapre, e qualche ex direttore non sopportava molto la sua presenza quando era al capo del governo. Un fortissimo abbraccio
    Onaires (leggimi allo specchio)leggo ora io tuoi articoli di “giubberosse” (non mi avvicino ad un pc da tempo) come non darti ragione su ogni singola parola che scrivi? Come muovere le coscienze come negli anni ’70? Come dire ai giovani che anziché pensare all’effimero oggi, pensare al loro domani? Questo uno dei temi oggi da analizzare es affrontare. Proprio ieri, al “circolo” non più “sezione” esaltavo la figura di Ingrao, sono stato ascoltato con distacco e quasi con commiserazione come fossi ormai un fossile, per dire che era bella mettere al circolo un’immagine di Berlinguer, uno mi disse “e perché non una di Craxi?”, replicai: “se mi dici Moro, posso seguirti, ma Craxi…..! Questo, purtroppo dentro i nostri circoli e guai a dire “compagno”…
    La morte di Ibba, io lo ricordo spigoloso nell’immagine ma molto preciso, sensibile e professionale, anche se o lui o Roggi, mandavano spesso in ritardo l’uscita dell’Unità. A proposito di quest’ultima, ringraziandoti sempre e per sempre, mi sembra che si stia avvitando verso un nodo scorsoio questa storia, anche perché ho la sensazione che a “chi conta” al di là delle parole di circostanza non glie ne frega nulla se non riapre, e qualche ex direttore non sopportava molto la sua presenza quando era al capo del governo. Un fortissimo abbraccio
    Onaires (leggimi allo specchio)

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