Un Paese senza

Frane, inondazioni, voragini, crolli: non sono le piaghe d’Egitto ma l’effetto perverso di un lungo e colpevole abbandono nel quale lo Stato, e chi ha diretto lo Stato, ha lasciato il nostro Paese. Progetti edilizi criminali, abusivismi tollerati e favoriti, condoni clientelari e l’agricoltura assassinata hanno reso vulnerabile il territorio nazionale e provocato morti su morti. Ma questo lo sappiamo, e lo diciamo a ogni autunno e a ogni inverno, anno dopo anno, quando la pioggia si fa grossa e gli argini cedono e il terreno se ne va via come fosse sabbia e si porta dietro case e persone. Quello che è insopportabile è che a ogni disastro ambientale sentiamo ripetere sempre le stesse frasi di circostanza, le stesse promesse, le stesse illusorie indicazioni di intervento e al successivo disastro siamo al punto di partenza. E’ una vergogna italiana, una delle tante.

Ma una classe dirigente, quella di oggi e quella di ieri o dell’altro ieri, che non è in grado di difendere il territorio nazionale e i suoi cittadini, di garantire la loro sicurezza e permette che tutto vada in malora portandosi nel fango persone, cose, affetti, è una classe dirigente incapace. Siamo stanchi delle parole, delle stesse parole ripetute senza pudore. L’Italia si merita altro. C’è poco da girarci attorno: serve un piano straordinario di tutela del territorio. Un piano decennale di interventi mirati, di bonifiche, di difesa degli argini dei fiumi, di protezione dei boschi e delle campagne, di ripristino delle condizioni minime di vivibilità. Un piano di ricostruzione dell’Italia, dal Nord al Sud, con finanziamenti pubblici e fondi privati. Un lavoro enorme che consentirebbe anche di creare nuova e solida occupazione. E se dovesse servire, si violi ogni patto di stabilità, quello interno e quello europeo. La vita delle persone conta di più di qualsiasi stupido vincolo di Bruxelles.

La domanda però è sempre la stessa: ci sarà qualcuno con il coraggio di osare, di sfidare i santuari della speculazione e ridare fiducia a un Paese che in certi momenti sembra senza speranza? Questa oggi è una delle sfide più grandi. Se un cittadino non si sente sicuro nel proprio Paese, quel Paese, nella sua identità e nella sua coesione, rischia di non esistere più. Giocare a scacchi nei palazzi del potere per dimostrare di essere il più abile a mettere in difficoltà l’avversario, tra una soglia di sbarramento che si alza e si abbassa di qualche decimale, non è la dimostrazione di una capacità di governo ma un ulteriore esempio di una politica che abita su un altro pianeta lontano anni luce da qui.

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