Quanto vale un minatore

Poi all’improvviso appaiono i volti segnati dei minatori, le lacrime dei parenti, il dolore delle vedove, l’attesa davanti alla bocca del vulcano. Immagini il volto di quel ragazzino di quindici anni che lavorava con gli altri a seicento metri di profondità e ha bruciato i suoi sogni per un lavoro duro e senza speranza. Pensi alla sofferenza indicibile di duecento uomini imprigionati nel fuoco e nel fumo che sono morti di una morte terribile. E misuri la distanza tra le nostre piccole beghe di provincia, la volgarità imperante, l’indecenza dei ladri, l’arroganza di un potente che non accetta la giustizia, la corte dei nani e delle ballerine e il profondo e immenso male del mondo. Qui, nella Turchia che è Europa. Dove lo sfruttamento è ancora legge, il profitto è l’ossessione dei ricchi, la disuguaglianza la regola. Dove c’è chi muore nel buio a seicento metri sotto terra per un lavoro malpagato e insicuro o travolto dalle onde del mare e chi muove le rendite finanziarie sul risiko dei sacri mercati. Allora capisci ancora di più il senso delle cose. E pensi che la politica, e nella politica la sinistra, debba servire a questo: a impedire che un uomo muoia di lavoro e che l’ingiustizia sia ancora la leva che muove il mondo. A dire a tutti in modo chiaro: siamo qui perché finisca questo immane disastro di un capitalismo senza legge e senza vergogna.

(14/5/2014)

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Un pensiero su “Quanto vale un minatore

  1. leggo ora io tuoi articoli di “giubberosse” (non mi avvicino ad un pc da tempo) come non darti ragione su ogni singola parola che scrivi? Come muovere le coscienze come negli anni ’70? Come dire ai giovani che anziché pensare all’effimero oggi, pensare al loro domani? Questo uno dei temi oggi da analizzare es affrontare. Proprio ieri, al “circolo” non più “sezione” esaltavo la figura di Ingrao, sono stato ascoltato con distacco e quasi con commiserazione come fossi ormai un fossile, per dire che era bella mettere al circolo un’immagine di Berlinguer, uno mi disse “e perché non una di Craxi?”, replicai: “se mi dici Moro, posso seguirti, ma Craxi…..! Questo, purtroppo dentro i nostri circoli e guai a dire “compagno”…
    La morte di Ibba, io lo ricordo spigoloso nell’immagine ma molto preciso, sensibile e professionale, anche se o lui o Roggi, mandavano spesso in ritardo l’uscita dell’Unità. A proposito di quest’ultima, ringraziandoti sempre e per sempre, mi sembra che si stia avvitando verso un nodo scorsoio questa storia, anche perché ho la sensazione che a “chi conta” al di là delle parole di circostanza non glie ne frega nulla se non riapre, e qualche ex direttore non sopportava molto la sua presenza quando era al capo del governo. Un fortissimo abbraccio
    Onaires (leggimi allo specchio)

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